Nel panorama del gioco d’azzardo globale, pochi fili sono così ricchi e intricati come quelli tessuti dall’Italia. Per secoli, la penisola italiana è stata non solo la culla del Rinascimento, ma anche la culla del casinò moderno. In Italia, un casinò è molto più di una sala di slot machine: è uno spazio sacro in cui l’architettura barocca, le inestimabili opere d’arte e il brivido della scommessa convivono in una delicata e sofisticata armonia.
Capire il casinò italiano significa comprendere un fenomeno culturale che considera il gioco d’azzardo una forma d’arte elevata, praticata in palazzi che un tempo ospitarono dogi, re e compositori leggendari.
Le origini veneziane: la nascita del “Ridotto”
La parola “casino” è di origine italiana, deriva da “casa”. In origine, i casini erano piccole residenze estive private o circoli sociali dove la nobiltà veneziana si ritirava per conversare, divertirsi e giocare d’azzardo.
Nel 1638, il governo veneziano cercò di regolamentare il dilagante gioco d’azzardo di strada che attanagliava la città durante il Carnevale. La soluzione fu Il Ridotto, allestito in un’ala di Palazzo Dandolo. Fu la prima casa da gioco pubblica al mondo autorizzata dallo Stato.
L’atmosfera dei primi Ridotti era di mistero teatrale. I clienti erano tenuti a indossare maschere – in particolare la larva bianca e il tricorno nero – e mantelli di seta. Questo anonimato forzato livellava il campo di gioco sociale, consentendo a un plebeo (purché potesse permettersi le alte puntate) di sedersi di fronte a un nobile. Fu in queste stanze illuminate da candele che personaggi del calibro di Giacomo Casanova e del drammaturgo Carlo Goldoni si destreggiarono in un mondo di baccarat ad alto rischio e di scalate sociali strategiche.
Ca’ Vendramin Calergi: il “Non Plus Ultra” dei Casinò
Se c’è un edificio che incarna il “Centro dell’Arte” descritto in questo articolo, è il Casinò di Venezia, in particolare la sua sede invernale a Ca’ Vendramin Calergi. Situato maestosamente sul Canal Grande, questo palazzo è un capolavoro del Rinascimento veneziano.
Architettura: Progettato da Mauro Codussi alla fine del XV secolo, l’edificio presenta un’iconica facciata con bifore e colonne classiche. È ampiamente considerato uno degli esempi più belli di architettura civile di Venezia.
Il legame con Wagner: Il palazzo acquisì ulteriore importanza culturale come ultima residenza del compositore tedesco Richard Wagner, che qui morì nel 1883. Oggi, il casinò ospita il Museo Wagner, che permette ai visitatori di passare da una sala dedicata alla storia dell’opera direttamente alle dorate sale da gioco.
Arte alle pareti: I giocatori di Ca’ Vendramin giocano sotto lo sguardo dei maestri. I soffitti sono affrescati da Mattia Bortoloni e la “Sala dei Cuori d’Oro” è rivestita da rivestimenti murali in pelle originali del XVII secolo, decorati con motivi in oro e argento.
Casinò di Sanremo: Art Nouveau e Festival della Musica
Spostandoci dalla laguna di Venezia alla “Città dei Fiori” della Riviera Ligure, troviamo il Casinò di Sanremo. Inaugurato nel 1905, rappresenta un’epoca diversa ma altrettanto vitale della cultura italiana: la Belle Époque.
Splendore architettonico: Progettato dall’architetto francese Eugène Ferret, il casinò è un palazzo bianco con due torri in stile Art Nouveau (Liberty). Funge da punto di riferimento visivo per la Riviera, emanando un senso di lusso edoardiano.
Un epicentro culturale: Per decenni, Sanremo è stata il centro dell’alta società italiana. In particolare, dal 1951 al 1976, il casinò fu la sede originale del Festival di Sanremo, la competizione che in seguito ispirò l’Eurovision Song Contest.
Il “Teatro del Caso”: il casinò dispone di un teatro completamente funzionante che ospita operette e concerti, rafforzando l’idea che il gioco d’azzardo sia solo un atto di un più ampio spettacolo di svago.
Lo “stile italiano”: etichetta e rituali
I casinò italiani hanno mantenuto un livello di decoro che è in gran parte scomparso dalle strade illuminate al neon del Nevada o di Macao. Entrare in un casinò italiano significa accettare un contratto sociale:
Il codice di abbigliamento: soprattutto nelle sale “Privé” per i giochi da tavolo, la giacca è spesso obbligatoria. È un segno di rispetto per il luogo e la tradizione.
L’assenza di disordine: a differenza dei casinò americani che usano campanelli, sirene e luci lampeggianti per creare urgenza, le sale italiane enfatizzano l’eleganza. Il paesaggio sonoro è dominato dal delicato tintinnio delle fiches e dal raffinato “Rien ne va plus” del croupier.
La gastronomia: nessun casinò italiano è completo senza un ristorante di livello mondiale. Il Ristorante Wagner a Venezia o il Biribissi a Sanremo sono mete culinarie a sé stanti, che fondono i sapori regionali italiani con il lusso dell’esperienza di gioco.
Il Casinò come teatro sociale: maschere e mistero
Non si può parlare della tradizione italiana senza rivisitare il concetto di “Ridotto” e la socialdemocratizzazione che ne derivava. Nel XVIII secolo, le case da gioco italiane erano gli unici luoghi in cui la rigida gerarchia sociale dell’epoca poteva essere temporaneamente sospesa.
L’uso della Bauta, una maschera tradizionale veneziana, non era solo una scelta di moda; era un obbligo di legge. Nascondendo l’identità del giocatore, il casinò divenne una “zona neutrale” dove un servitore poteva bluffare un senatore. Questa cultura del mistero e della rappresentazione permane ancora oggi. Anche senza maschere, i moderni casinò italiani mantengono un senso di “teatralità”, dove ogni movimento al tavolo viene osservato con la stessa intensità di uno spettacolo al Teatro alla Scala.
Gastronomia e il movimento “Slow Gaming”
In Italia, il concetto di “Fast Food” è praticamente un peccato, e questa filosofia si estende anche alla sala del casinò. I casinò italiani sono stati pionieri di quello che i critici culturali chiamano “Slow Gaming”. A differenza del sovraccarico sensoriale dei moderni mega-casinò, l’esperienza italiana incoraggia le pause. È tradizione per i giocatori allontanarsi dai tavoli per una cena di più portate che dura due ore.
L’eredità culinaria: ristoranti come il Biribissi di Sanremo prendono il nome da antichi giochi da tavolo italiani, intrecciando ulteriormente la storia del gioco con quella del cibo.
Il legame con il vino: molti casinò possiedono cantine complete di vini regionali italiani (Amarone, Barolo, Chianti), considerando la degustazione di pregiate annate come il naturale accompagnamento a una serata di baccarat ad alto rischio.
Conclusione: L’eterno fascino del casinò
Il casinò italiano è un fenomeno che sfida la definizione standard di casa da gioco. È un museo vivente, una sala concerti, un ristorante a cinque stelle e un monumento storico, il tutto ospitato sotto lo stesso tetto. Mentre altri centri globali del gioco d’azzardo si concentrano sul “nuovo”, l’Italia prospera attingendo al suo “vecchio”: il peso della sua storia, la bellezza dei suoi affreschi e il rigore della sua etichetta.
Visitare un casinò italiano significa partecipare a un rituale che ha avuto inizio nelle sale illuminate da candele del Ridotto del XVII secolo. È un mondo in cui il rotolamento della pallina sulla ruota della roulette è secondario rispetto all’esperienza di stare su un balcone con vista sul Canal Grande o sul Mar Mediterraneo.
In definitiva, il futuro dei casinò italiani risiede in questo Omnichannel of Culture unico. Mentre il mondo diventa sempre più digitale e impersonale, il casinò fisico italiano offre qualcosa che non può essere replicato da un’app: un senso di appartenenza a una stirpe di eleganza. Che si lasci il tavolo con un profitto o una perdita, il casinò italiano garantisce un apprezzamento più profondo per l’arte di vivere: la vera Dolce Vita.

